Il coaching nel customer care è la pratica continua di aiutare ogni operatore a migliorare con feedback regolari, colloqui individuali e momenti di apprendimento tratti da conversazioni reali. A differenza della formazione, non finisce mai e funziona meglio quando si basa sui dati del controllo qualità (QA) invece che sull’istinto.
In breve
- La formazione ha una data di fine, il coaching è continuo.
- La maggior parte degli operatori vuole feedback regolari, e pochissimi non ne vogliono affatto.
- Faccia coaching a ogni operatore, non solo ai migliori e ai peggiori.
- Usi i dati QA per individuare i momenti di apprendimento e seguire i progressi.
L’asticella delle aspettative sull’assistenza clienti continua ad alzarsi. Un report del 2017 di Microsoft ha rivelato che il 54% dei consumatori aveva aspettative più alte sull’assistenza clienti rispetto a un anno prima. E se si guarda a una fascia d’età specifica, quella tra i 18 e i 34 anni, cioè la più attiva online, la percentuale sale fino al 66%.
Con questi numeri cresce anche la pressione a ripensare l’approccio alla gestione delle performance. Per questo molti responsabili dell’assistenza con risultati elevati hanno già adottato una cultura del coaching sulle performance.
Che cos’è il coaching nel customer care?
Il coaching nel customer care, detto anche coaching sulle performance, è uno stile di vita sul posto di lavoro. Non è solo un programma di formazione per far crescere gli operatori nel loro ruolo. Nella sua essenza, il coaching nell’assistenza clienti è un tipo di gestione delle performance che mette la formazione al centro. È il mattone che si usa più e più volte per raggiungere il proprio obiettivo, la fedeltà dei clienti. Ma conta il viaggio, non la destinazione, giusto?
In altre parole, il coaching nell’assistenza clienti è un processo continuo. È uno scambio in cui si usano tutti gli strumenti e i dati a disposizione per analizzare i progressi del team e dare agli operatori un feedback concreto sulle loro performance, restando al tempo stesso aperti al loro feedback.
Il sondaggio di Kaizo su oltre 250 operatori dell’assistenza ha rilevato che il 45% vorrebbe una sessione di feedback sulle performance ogni mese e solo il 6% ha dichiarato di non volerne affatto. Lo stesso sondaggio ha rilevato che il 73% degli operatori vorrebbe più autonomia nel proprio ruolo, mentre 1 su 4 ha detto di subire ancora un controllo eccessivo (micromanagement). È un’ulteriore prova che la crescita continua richiede una cultura del coaching alla base del proprio stile di gestione. Il coaching non finisce con l’onboarding. Al contrario, è il motore del percorso di ogni operatore verso i livelli più alti dell’assistenza clienti.
In molti casi, i responsabili dell’assistenza puntano a un servizio personale, rapido e preciso. E anche se questo è già sufficiente, l’obiettivo a cui tendere è un’assistenza clienti preveggente. In questo contesto, “preveggente” significa rispondere alle domande prima ancora che vengano in mente al cliente: si ipotizzano i possibili problemi e si trovano le soluzioni prima che il cliente li viva.
Usando con continuità le tecniche di coaching nell’assistenza clienti, può insegnare ai suoi operatori a capire e prevedere desideri e bisogni dei clienti. Alla fine, è così che si arriva a un’assistenza clienti preveggente.
Formazione e coaching nell’assistenza clienti: le differenze
Il coaching sulla qualità dell’assistenza non è la stessa cosa della formazione, anche se nel customer care molti usano i due termini come sinonimi. Il modo più semplice per spiegarlo è questo: la formazione ha una scadenza, è un progetto a breve termine. L’onboarding, l’aggiornamento delle competenze degli operatori, le conoscenze di base o una checklist di controllo qualità da seguire ne fanno parte.
Fare coaching agli operatori, con un coaching continuo sulle performance, è un’idea più ampia. È un approccio alla gestione. La formazione è una componente della cultura del coaching, non il contrario. Questa cultura comprende colloqui individuali (1:1) guidati da dati e trasparenza, non dall’istinto. Si tratta di dare agli operatori feedback tempestivi e consigli concreti, per quanto siano diventati bravi nel loro lavoro. Con il coaching sulle performance non ci si concentra solo sui migliori o su chi resta indietro. Si fa coaching a ogni singola persona.
| Formazione | Coaching | |
|---|---|---|
| Durata | Progetto a breve termine con una data di fine | Continuo, parte del modo di gestire |
| A chi si rivolge | Nuovi assunti, o tutti quando qualcosa cambia | Ogni operatore, ogni mese |
| Si basa su | Un programma o una checklist | Le conversazioni e i punteggi QA dell’operatore stesso |
| Formato | Corsi, sessioni, documentazione | Colloqui individuali, micro-coaching, feedback su ticket reali |
| Obiettivo | Le conoscenze di base | Miglioramento continuo e crescita professionale |
Perché il coaching nel customer care è importante?

Un operatore bravo e ben formato può offrire al cliente una buona esperienza. Ma solo un operatore che cresce in una cultura del coaching può trasformare un cliente in un ambasciatore del brand. Un vero fan che farà crescere il suo NPS.
I numeri parlano più delle parole, quindi vediamo alcuni dati che mostrano l’importanza del coaching continuo sulle performance nell’assistenza clienti.
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Trattenere un cliente esistente costa da 6 a 7 volte meno che acquisirne uno nuovo.
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Nel report 2017 di Microsoft, il 72% dei consumatori si aspetta che gli operatori sappiano già chi sono, che cosa hanno acquistato e conoscano il loro rapporto con l’azienda.
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Il 70% del percorso del cliente dipende da come sente di essere trattato.
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Nel report CX Trends 2020 di Zendesk, quasi il 70% dei clienti si irrita quando la propria chiamata viene passata da un reparto all’altro come una patata bollente.
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L’88% dei responsabili dell’assistenza con risultati elevati investe costantemente nella formazione degli operatori, contro solo il 57% di quelli con risultati inferiori.
I tre problemi che il coaching risolve
Quando abbiamo intervistato i responsabili dell’assistenza su ciò che ostacola le performance, sono emersi sempre gli stessi tre problemi, e il coaching continuo è la risposta a tutti e tre:
- Performance del team. I responsabili passano ore a cercare di capire come migliorare le performance senza un piano chiaro, perdono il focus tra troppe metriche e fanno coaching solo ai migliori e ai peggiori invece che a ogni singola persona.
- Turnover degli operatori. I team formano i nuovi operatori per mesi per poi perderli entro un anno, spesso perché non c’è un percorso di carriera visibile né un sistema per riconoscere il buon lavoro.
- Inefficienza operativa. I team leader finiscono per gestire processi invece che persone, confrontando metriche tra fogli di calcolo invece di usarle per fare coaching.
Che cosa fare, dunque, per adottare questa cultura del coaching? Ecco da dove iniziare.
Come fare coaching nell’assistenza clienti?
In un modo o nell’altro, il coaching nell’assistenza clienti è una filosofia, un approccio al modo di fare customer care. E poiché è una filosofia, e non un programma di coaching a sé stante, sono molti i passi da compiere per raggiungere risultati di performance nettamente più alti.
Assuma le persone giuste
Durante uno dei nostri webinar, alcuni esperti di assistenza clienti hanno condiviso un consiglio fondamentale non solo per fare coaching al personale dell’assistenza, ma anche per trattenere i talenti.
Perché ogni sessione di coaching nell’assistenza clienti abbia successo, assuma persone adatte a lavorare nell’assistenza clienti.
Ogni ruolo nell’assistenza clienti richiede un buon insieme di soft skill e interesse per il successo del brand. Dopotutto, è il brand che si sta vendendo. Ma se questi aspetti sono piuttosto intuitivi in fase di selezione, c’è qualcosa che a molti responsabili è sfuggito: progetti di carriera a lungo termine nell’assistenza clienti. In altre parole, è fondamentale assicurarsi che la persona assunta non veda l’assistenza clienti come un lavoro “stagionale” (e non dovrebbe vederlo così nemmeno Lei: le assunzioni stagionali costano alle aziende più di quanto si pensi).
Investa nello sviluppo professionale
Una volta trovato il talento giusto, si impegni per tenerlo in azienda. In molti casi le aziende soffrono di un alto turnover nell’assistenza clienti perché gli operatori non vedono un futuro in azienda e non sentono di far parte di un quadro più ampio. Sviluppare la carriera dei suoi operatori, metterli alla prova ogni giorno e costruire un piano di crescita interna è un modo sicuro per trattenere i talenti.
Ma nei modelli di coaching per l’assistenza clienti non deve rientrare solo lo sviluppo professionale. Serve anche premiare e riconoscere gli operatori per il loro impegno. Dopotutto, sentirsi apprezzati è qualcosa che ogni persona desidera, nella vita privata come sul lavoro.
Individui i momenti di apprendimento

Nell’impegno quotidiano per far funzionare il coaching sulle performance, aiuti i suoi collaboratori a crescere individuando i momenti di apprendimento e agendo di conseguenza. Riconoscere queste opportunità e definire un piano d’azione per andare dal punto A al punto B la aiuterà a mettere gli operatori in condizione di crescere in modo continuo.
Per esempio, una metrica specifica come la soddisfazione del cliente (CSAT) potrebbe indicare che occorre concentrare il coaching sulle soft skill degli operatori. Può trattarsi di qualsiasi cosa, dall’ascolto attivo e dalla comunicazione alla gestione dei conflitti e all’empatia.
Se c’è una storia di successo reale che dimostra quanto valga questa mentalità di coaching, è proprio questa.
END., rivenditore di moda britannico, si è posto l’obiettivo di costruire un team che funzionasse come una macchina ben oliata. E ci è riuscito, usando gli insight sulle performance e le Missions di Kaizo, che aiutano a individuare le opportunità di apprendimento, fissare obiettivi e offrire guida e supporto continuo agli operatori. Dopo mesi di duro lavoro e di coaching costante, erano pronti ad ammetterlo:
“The team that we’ve got at the moment is one of the best customer service teams we’ve ever had.”

Per saperne di più: How END. built their best support team ever (in inglese)
Faccia micro-coaching ogni giorno
È un errore comune pensare che il coaching agli operatori dell’assistenza sia qualcosa da fare una volta al trimestre, o addirittura una volta all’anno, e che il “coaching” consista nel “dire” loro come potrebbero migliorare. È vero che una parte del coaching consiste nel dire agli operatori che cosa fare, ma esistono molte altre forme di coaching altrettanto importanti, e spesso più efficaci.
Il micro-coaching, per esempio, è una forma di coaching continuo che può avvenire ogni volta che nota un operatore che ha bisogno di un piccolo aiuto in quel momento, oppure con qualsiasi operatore, in qualsiasi momento della giornata. Il micro-coaching consiste nel mettere a disposizione gli strumenti giusti, così che gli operatori possano superare rapidamente le difficoltà e sentirsi in grado di cogliere nuove opportunità.
Si basi sui dati di performance individuali
Fare coaching significa anche usare i dati di performance per capire come ogni operatore gestisce le proprie conversazioni. È importante evidenziare i comportamenti positivi oltre a quelli negativi, perché il rinforzo positivo motiva gli operatori a continuare a fare bene ciò che già fanno bene. Inoltre, è importante riconoscere quando emergono nuove informazioni che cambiano il modo in cui un operatore deve gestire una conversazione, così che sia pronto per casi simili in futuro e non debba ripetere da capo lo stesso percorso di apprendimento.

Si tratta anche di mantenere aperti i canali di comunicazione. È importante che i manager possano parlare con gli operatori, soprattutto quando le loro performance non sono all’altezza. Questo non significa rimproverarli per un errore, ma aiutarli a capire come fare meglio.
Adotti uno strumento di coaching sulle performance per automatizzare i processi
Una delle cose più difficili per un responsabile dell’assistenza clienti è che si rischia facilmente di restare intrappolati nei numeri e finire per fare “coaching” ai numeri invece che alle persone. Sono molte le metriche che guidano l’assistenza clienti e, se tutti quei dati restano in fogli di calcolo, prima o poi si ingarbugliano. Per fortuna è facile automatizzare tutti questi processi e avere dati in tempo reale senza dover saltare da un file Excel all’altro.
Imparare a fare coaching a un operatore dell’assistenza non è qualcosa che avviene da un giorno all’altro, ma una volta definito un piano d’azione solido, migliorare tutti i risultati di performance sarà solo questione di tempo. Per vedere come adottare questa cultura del coaching con Kaizo, scopra il Coaching AI di Kaizo oppure prenoti una demo.
Domande frequenti
Ogni quanto dobbiamo fare coaching agli operatori del customer care?
Organizzi un colloquio individuale strutturato almeno una volta al mese e aggiunga micro-coaching nel frattempo, ogni volta che individua un momento di apprendimento. Nel sondaggio di Kaizo sugli operatori, il 45% ha chiesto una sessione di feedback ogni mese. Aspettare una revisione trimestrale significa che il feedback arriva molto tempo dopo la conversazione a cui si riferisce.
Che cosa deve includere una sessione di coaching nell’assistenza clienti?
Uno o due comportamenti specifici, conversazioni reali che li mostrano e un passo successivo concordato. Parta da ciò che l’operatore ha fatto bene, poi scelga il cambiamento che farebbe più differenza. Chiuda concordando come capirete entrambi che ha funzionato.
Come capiamo se il coaching sta funzionando?
Segua il comportamento su cui ha fatto coaching nei punteggi QA dell’operatore nelle settimane successive, insieme al CSAT e ai contatti ripetuti. Se i punteggi su quel criterio salgono e restano alti, il coaching è andato a segno. In caso contrario, cambi approccio invece di ripetere lo stesso feedback.
Qual è la differenza tra formazione e coaching nel customer care?
La formazione è un progetto a breve termine con una data di fine, come l’onboarding o l’aggiornamento delle competenze. Il coaching è continuo, fa parte del modo di gestire e riguarda ogni operatore, ogni mese. Si basa sulle conversazioni e sui punteggi QA dell’operatore stesso, non su un programma.
Che cos’è il micro-coaching?
Il micro-coaching è una forma di coaching continuo che avviene ogni volta che nota un operatore che ha bisogno di un piccolo aiuto in quel momento. Non aspetta il colloquio individuale mensile né una revisione trimestrale. L’obiettivo è che l’operatore abbia gli strumenti giusti per superare rapidamente le difficoltà.